I livelli del bunkai

C’è una grossa differenza fra ciò che si intende per bunkai (分解) nel karate antico e ciò che si intende oggi. Nel karate moderno giapponese tutto il bunkai insegnato si ferma alle applicazioni “visibili” delle tecniche contenute nei kata. Nel karate antico, invece, ci sono almeno due livelli sottostanti, le cosiddette “tecniche nascoste”, e un kata appare come un pozzo senza fondo, ovvero un oggetto a più strati in cui scavare per anni. L’esistenza di questi livelli, a cui accedere man mano che si progredisce  nella pratica, era giustificata dal fatto che il karate era insegnato segretamente (fino all’epoca di Itosu ) e le sue tecniche mortali erano nascoste nei kata dietro a movimenti volutamente parziali che non mostravano tutta la loro micidiale dinamica. Per questo motivo, ad esempio, all’epoca di Aragaki si studiava il kata Seisan per ben sei anni e il Naihanchi mediamente per tre anni, prima di passare ad altri kata. Il Naihanchi e il Seisan erano i primi due kata che si studiavano in gran parte delle scuole di Shorin Ryu, quando ancora non erano stati inventati i Pinan (Heian) come kata “preparatori”. Oggi sarebbe impensabile, perché la superficialità dell’impostazione moderna e tutto il tempo che viene sprecato nella pratica agonistica limitano lo studio del bunkai solo ad un primo livello elementare. Nel karate antico la parte centrale della pratica non erano i kata di per sé, da eseguire magari come esercizio estetico/formativo come sono diventati nell’uso moderno, ma i contenuti tecnici che veicolavano. I kata sono stati definiti infatti da Patrick McCarthy “le capsule del tempo del karate”, dei dispositivi cioè concepiti per tramandare tutto il patrimonio di una scuola celandolo all’occhio dei profani ma mantenendolo “visibile” solo a chi appartiene a quella scuola. Oggi assistiamo a un proliferare di scuole e di corsi di “solo bunkai”, venduti come difesa personale, gestiti da esponenti del karate moderno che si inventano di sana pianta le “applicazioni nascoste”, quando invece basterebbe semplicemente andare a studiare da chi queste cose le conosce veramente, cioè da capiscuola di karate di Okinawa il cui lineage sia provato oppure da loro allievi diretti occidentali. La disonestà delle scuole di karate moderno è nel voler mantenere nell’ignoranza i propri iscritti e di impedire loro di conoscerecose che rischierebbero di rimettere in discussione i precari equlibri di una conoscenza limitata e cristallizzata. È un fatto abbastanza evidente: gli stili moderni sono stati codificati entro la prima metà del ‘900. Gli stili di Okinawa hanno dietro alberi genealogici ininterrotti di almeno 200 anni. Le modifiche apportate da Gichin e Yoshitaka Funakoshi ai kata Shorin Ryu sono tali da aver letteralmente segato via pezzi importanti di tecnica che nello Shotokan non si potranno mai più riavere né tantomeno “riappiccicare” artificialmente: sarebbe un’operazione scorretta sul piano storico e filologico. Non volere accettare questa verità storica significa non avere nessuna onestà scientifica, intellettuale, didattica. Per dare un esempio di cosa si intenda per “tecniche nascoste”, ecco Ryan Parker, un bravo ricercatore del karate antico che per il suo corretto atteggiamento è riuscito a raccogliere a Okinawa un enorme catalogo di applicazioni originali da capiscuola okinawensi che non avrebbero mai insegnato queste cose ai giapponesi. Parker ha praticato diversi stili antichi eppure si è appassionato alla pratica e all’analisi di un solo kata, il Naihanchi dello Shuri-te, forse il kata più condiviso fra tutte le scuole antiche di Okinawa. Secondo diverse fonti, perfino Kanryo Higaonna ne importò una versione dalla Cina che venne insegnata insieme al Sanchin fino a quando Miyagi decise di mantenere soltanto quest’ultimo kata nel curriculum della scuola. Qui Parker mostra il secondo livello delle applicazioni nascoste nel Naihanchi. Com’è possibile constatare, in questo kata c’è tutto ciò che occorre per il combattimento reale a distanza ravvicinata. E c’è materia sufficiente per praticare soltanto questo per molti anni. Come si faceva anticamente.

 

 

 

Commenti

    1. Bruno Ballardini

      Parker in realtà proviene da una lunga frequentazione di Taika Oyata e da studi sulle tecniche interne di QiGong della Gru Bianca, oltre ad aver studiato varie altre scuole meno conosciute. Non si può schematizzare la sua esperienza in una sola categoria, ovvero anche la categoria dello Shuri-te non è così definita come molti credono, lo diventa solo dopo Chibana. Ma Parker attinge al karate precedente. È un serio ricercatore che ha attinto esperienza da diverse scuole come appunto si faceva anticamente.

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