Una collana per il karate antico

Le Edizioni Mediterraee, casa editrice storica per le arti marziali, ha inaugurato da tempo una nuova collana dedicata al karate antico. Fra i primi fondamentali volumi segnaliamo “L’Arte segreta del Tuite” di Javier Martinez.

Ecco l’introduzione di Bruno Ballardini, direttore della collana:

Il Tuite (in okinawense Tuidi, 取手) fa parte delle cosiddette “tecniche nascoste” (o Kakushite, 隠し手) e rappresenta uno dei pilastri di quella ricchissima e complessa disciplina che era il Tode-jutsu (唐手術, si legge anche “Karate-jutsu”), ovvero il karate praticato a Okinawa fino al 1800 prima della modernizzazione. Il karate antico infatti, oltre all’AtemiJutsu (当身術), ovvero l’abilità nelle tecniche (waza) per colpire, comprendeva altre quattro discipline: il Tuite (取手) ovvero l’abilità nelle tecniche delle leve articolari e delle immobilizzazioni, il Kyushojutsu (急所術) l’abilità nella tecnica di utilizzare i punti vitali, il Tegumi (手組) la lotta, e il KiKo (気功) cioè le tecniche per lo sviluppo dell’energia interna. Queste discipline, perfettamente integrate fra loro erano accompagnate dalla pratica del Hojo Undo (補助運動) ovvero gli esercizi di potenziamento con attrezzi specifici, e infine dall’uso quotidiano di diversi tipi di makiwara (巻藁) per allenare i colpi: dal più semplice colpitore di paglia fino all’uomo di legno di derivazione cinese detto Kakete Biki (掛け手引) per allenare le combinazioni. Il karate moderno, nato per la diffusione di massa, ha eliminato questo immenso patrimonio tecnico riducendo tutto a una scherma di calci, pugni e parate. Oggi nel karate di Okinawa molte scuole tramandano ancora una buona parte del karate antico nonostante quella che molti studiosi definiscono “shotokanizzazione” (ovvero la semplificazione e la sportivizzazione secondo il modello giapponese moderno più diffuso) stia via via prendendo il sopravvento per motivi di mercato. Il centro della pratica restano i kata che Patrick McCarthy per primo ha definito “capsule del tempo”: dei contenitori ermetici attraverso cui la conoscenza vera del karate è stata tramandata fino ai giorni nostri. Purtroppo, gli stili moderni giapponesi, avendo tagliato definitivamente le solide radici costituite dalle discipline citate, non riescono più a interpretare i movimenti dei kata e gli insegnanti di oggi inventano di sana pianta interpretazioni (bunkai) che restano alla superficie di ciò che si vede. Il Tuite è la chiave fondamentale per “aprire” queste capsule del tempo ed estrarre i tesori che contengono: le “tecniche nascoste”. Solo chi conosce questo karate originale può insegnare a “leggere” le tecniche dei kata perché sono state concepite per non poter essere decifrate nemmeno da un occhio esperto. Ancora oggi è un’impresa impossibile perfino per chi riveste alti gradi in uno stile moderno e la maggior parte dei maestri giapponesi ignora completamente queste tecniche. Lo stesso Gichin Funakoshi, fondatore del karate moderno, non tramandò nessuna tecnica di Tuite. Per comprendere in che modo le “tecniche nascoste” si celino all’occhio, occorre tenere ben presente che nel karate antico i kata sono sempre stati considerati solo un sintetico “promemoria” attraverso cui gli adepti di una Scuola ripassano le applicazioni nascoste visualizzandole mentalmente durante l’esecuzione: in realtà, la vera pratica dei kata è l’allenamento dei bunkai con un partner. Le applicazioni reali dunque non coincidono affatto con ciò che viene eseguito. Ci sono parate col taglio della mano in cui la parata vera è nel movimento di caricamento mentre ciò che si vede è il colpo finale; ci sono doppi pugni che in realtà sono prese prima di una proiezione; ci sono leve articolari nascoste nelle posizioni stesse e nel modo in cui ci si sposta. Il Tuite deriva dal Chin’na (擒拿) cinese. La parola Tui in dialetto okinawense significa: “prendere (con la mano)”, oppure “tenere”, “afferrare”, o anche “entrare in possesso di”. La parola te non significa solo “mano”, ma anche “abilità” o “metodo”. La disciplina va intesa quindi come un sub-sistema e spesso è stata insegnata anche separatamente da grandi esperti come Motobu Choyu, Uehara Seikichi, Oyata Seiyu, Kuda Yuichi, e Toma Shian. Queste conoscenze sono state fin qui precluse ai più perché fino al 1800 il karate era praticato segretamente e, anche dopo la modernizzazione, l’abitudine tipica a Okinawa è rimasta quella di non insegnare a chiunque i veri segreti dell’arte. Soltanto ora, di fronte al pericolo di estinzione delle ultime Scuole di karate antico, alcuni ricercatori e alcuni Maestri hanno deciso di rendere di pubblico dominio questo prezioso patrimonio. Nelle pagine di Martinez c’è il distillato di quarant’anni di studio a contatto con gli ultimi grandi Maestri. Tutti sapranno sicuramente apprezzarne il valore.

 

Bruno Ballardini

 

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