Cenni storici: la costituzione del Regno di Ryukyu e l’influenza cinese e giapponese sulla cultura e lo sviluppo dell’arcipelago

Mappa del porto di Naha, circa 1422, Museo della Prefettura di Okinawa

L’arcipelago delle Ryukyu, oggi prefettura di Okinawa, si trova nell’oceano pacifico a circa 500 km dal Giappone meridionale, altrettanto da Taiwan e a circa 800 km dalla regione del Fujian (Fukien), nel sud della Cina, dove si trova la provincia di Fuzou, con la sua omonima città portuale.
Costituito da circa settanta tra piccole e grandi isole, la sua superficie si estende complessivamente per 2.271 Km2 e la popolazione ammonta attualmente a circa 1.400.000 unità. L’isola maggiore e storicamente più importante è quella di Okinawa, dove risiede la quasi totalità degli abitanti, che si estende su una superficie pari a 1.201 km2 (oltre la metà di quella dell’intero arcipelago).
Il suo centro più importante è l’antica città di Naha oggi capoluogo della provincia, che nel tempo ha inglobato nella sua area urbana, oltre a numerosi villaggi, il centro abitato di Shuri e l’area portuale di Tomari.
Lo sviluppo delle isole, che si ritiene siano state originariamente colonizzate da popolazioni che provenivano dall’Asia settentrionale attraverso il Giappone, dall’Asia sudorientale attraverso le filippine e le coste cinesi e che dalla Mongolia e dalla Manciuria arrivarono attraverso il Kyushu e la Corea, sarà progressivamente influenzato da due ingombranti e potenti vicini, la Cina e il Giappone: la popolazione dell’ex regno di Ryukyu mostra affinità culturali con entrambe le culture e da esse ha attinto, ma i rapporti con la Cina sono stati di gran lunga di maggiore utilità e importanza per lo sviluppo economico, sociale e culturale delle isole, fino a quando queste sono rimaste indipendenti.
L’influenza cinese sulla cultura di Okinawa è stata infatti profonda e ha interessato tutti gli aspetti della vita del regno, coinvolgendo ben presto, per quello che ci riguarda più da vicino, anche la comunità marziale locale.
Per comprendere meglio la storia e l’evoluzione del tode-Jutsu, si cercherà di inquadrare sinteticamente il più vasto contesto che ha caratterizzato le vicende politiche del regno e il suo sviluppo, tanto in relazione alla Cina che al Giappone.


L’origine dei rapporti tra l’arcipelago, la Cina e il Giappone, e la formazione della cultura ryukyana

L’origine esatta dei rapporti tra il Regno di Ryukyu, la Cina e il Giappone, non è molto chiara: secondo gli studiosi, il primo riferimento all’arcipelago si trova in un importante documento cinese noto con il nome di “Sui shi” (cronache del Sui), redatto nel periodo della dinastia Sui (581 – 618), in cui si descrivono i rapporti intrattenuti dalla Cina con l’arcipelago, che viene indicato con il nome di “Liuqiu[1]” già a partire dal III secolo a.C. (circa sei secoli dopo rispetto a quando il Giappone è menzionato dai documenti cinesi) (Caroli, 1999, Kerr, 2000).
In questo stesso documento si trovano elementi che fanno ritenere come l’arcipelago, in epoche precedenti, avesse intrattenuto rapporti anche con il vicino Giappone e ne fosse stato influenzato: le note scritte nel Sui shi, infatti, “suggeriscono come, almeno sino al secolo II d.C. ci fosse una certa comunanza tra le istituzioni che in Giappone furono sopraffatte dall’influenza cinese, mentre sopravvissero più a lungo nelle Ryukyu” (Caroli, 1999). Le prime fonti giapponesi che citano l’arcipelago sono invece successive: “L’origine del termine Okinawa è fatta risalire all’espressione Akonaha, che comparve nel 779 in un’opera di Omi No Mifune (722 – 785) e andò ad affiancarsi al più generico appellativo di nanto, o “isole meridionali” (Caroli, 1999, Kerr, 2000).
Gli studi sulla materia, peraltro, non hanno goduto di una attenzione significativa fino alla fine dell’ottocento, quando l’interesse verso le origini della cultura delle Ryukyu assumerà un carattere soprattutto strumentale: in questo periodo, infatti, per motivare e rendere accettabile agli occhi della comunità internazionale l’occupazione e la forzata e violenta annessione dell’arcipelago, cui seguirà la trasformazione del regno prima in feudo, poi in provincia e alla fine in prefettura, il Giappone avrà l’esigenza di giustificare il proprio operato, cosa che farà sviluppando e proponendo apposite teorie, appoggiate anche da alcuni intellettuali ryukyani, principalmente elaborate allo scopo di dimostrare presunte origini culturali ed etniche tra le due popolazioni.
Tra i sostenitori delle teorie che ritenevano plausibile che l’origine della cultura ryukyana era da ricercare in quella giapponese, vi furono anche importanti intellettuali dell’ex regno, come Iha Fuyu, a favore del quale era l’accertata radice comune tra le rispettive lingue, che recenti studi, però, ritengono si siano separate già tra il III e il VI secolo. Fuyu, inoltre, sosteneva che la popolazione delle isole provenisse dal Kyushu, cosa vera solo in piccola parte e per effetto di migrazioni più complesse, che hanno interessato numerose altre regioni (R. Caroli, 1999).
Tesi contrapposte erano quelle di altri intellettuali: in un lavoro del 1921, per esempio, lo studioso giapponese Yanagita Kunio ipotizza che l’introduzione in Giappone della cultura risicola yayoi[2], avesse avuto origini meridionali e fosse arrivata dalla Cina attraverso l’arcipelago, stimolando la formulazione di nuove teorie che attribuivano all’importanza dei rapporti con la Cina le maggiori influenze nello sviluppo della cultura di Okinawa (Caroli, 1999): tali teorie si rafforzeranno a partire dagli anni settanta del novecento e contribuiranno a mettere in discussione la presunta dipendenza culturale delle Ryukyu dal Giappone, sostenendo l’originalità dei caratteri della cultura okinawense.
In realtà, da quando la lingua parlata ad Okinawa si rende autonoma, e fino al XIV secolo, i rapporti del piccolo arcipelago con il Giappone non saranno né stabili né ufficiali, ma piuttosto sporadici e di poca importanza, sia dal punto di vista commerciale che culturale. Saranno inoltre sostanzialmente limitati alla regione del Kyushu governata dal potente e bellicoso clan Satsuma, che in seguito avrà un ruolo determinante per la storia delle isole.
Nell’arco di questo periodo il Giappone va incontro, grazie ai rapporti con la Cina, fonte di numerose ispirazioni sia in campo amministrativo che politico, e canale attraverso cui arriveranno numerose nuove conoscenze e tecnologie nei più disparati campi, a un grande ed esteso sviluppo interno, culturale e tecnologico.
In questi secoli, il divario economico e culturale con le Ryukyu crescerà enormemente, ma nessuna delle innovazioni che arriveranno nel paese raggiungerà l’arcipelago, a cui il Giappone si interesserà concretamente, preoccupato per i suoi commerci e per i suoi confini, solo quando il piccolo regno diventerà vassallo della Cina.
L’introduzione dei caratteri della scrittura cinese, per esempio, avviene nel III secolo in Giappone e solamente nel XII secolo ad Okinawa; il Buddhismo, introdotto dalla Cina in Giappone nella prima metà del VI secolo, arriverà nell’arcipelago molto più tardi, intorno al XII secolo e sembrerebbe per pura casualità, il naufragio di un monaco giapponese nelle coste dell’isola maggiore dell’arcipelago, Okinawa.
Ciò nonostante, sporadici contatti tra le due popolazioni sono descritti in documenti giapponesi dell’VIII secolo, mentre il ritrovamento di ceramiche giapponesi in alcune delle isole conferma l’esistenza di contatti risalenti al VI e VII secolo (Caroli, 1999; 40).
Nel secondo millennio, ma già a partire dal X secolo, si infittiranno le relazioni commerciali tra Okinawa e la Cina e più tardi, dal XII secolo circa, in tono minore, altrettanto avverrà con il vicino Giappone.


La nascita del Regno di Ryukyu

Secondo la mitologia, l’origine del regno è riconducibile alla dinastia Tenson[3], che prende nome da una famiglia che sarebbe stata prescelta per regnare sull’arcipelago, a cui si attribuiva origine divina. L’era Tenson si sarebbe protratta per 17 mila anni, alla fine dei quali, a causa dei conflitti tra i capi locali (Aji)[4], l’arcipelago sarebbe sprofondato nel caos e nella guerra.
Da questi sanguinosi conflitti emergerà vincitore Shunten, che nel 1187 diventerà re ed è considerato il fondatore del primo regno. Questi si stabilirà nella città di Urasoe, che diventerà la capitale del regno andando incontro ad un periodo di sviluppo e splendore.
Il regno di Shunten durerà fino al 1237 e i suoi successori governeranno fino al 1260, mentre da questa data fino al 1299 il governo sarà affidato ad un reggente di nome Eiso, la cui famiglia manterrà il potere fino al 1350. Shunbajunki, che governerà dal 1237 al 1248, edificherà il castello di Shuri, nell’omonima altura, ritenuto dagli storici come uno dei più bei luoghi del mondo (Kerr, 2000; 50).
A Shunten, come si vedrà meglio successivamente, è collegata una leggenda che sarà utilizzata in seguito per sostenere una comune discendenza tra i reali delle Ryukyu e la famiglia imperiale giapponese, e che ha per protagonista suo padre Tametomo, un discendente di Tsunemoto, della famiglia Minamoto, nipote dell’imperatore Seiwa, insediatosi in precedenza nell’isola di Okinawa proveniente dalla regione del Kyushu. Questo racconto, sul quale gli storici avanzano molti dubbi, sarà rispolverato quando il Giappone avrà la necessità di fornire una giustificazione morale per l’annessione violenta delle Ryukyu.
Il XIII secolo è ricco di innovazioni che investiranno la sfera sociale, economica e politica del giovane regno, al quale le isole più vicine inizieranno a mandare tributi: in questo periodo è introdotta dal Giappone la scrittura fonetica (“kana”) che sarà adottata per la stesura dei documenti ufficiali e nelle espressioni poetiche della nobiltà di Urasoe; sarà distribuita parte delle terre e introdotto un sistema di tassazione; arriverà, per circostanze casuali, il buddhismo, che sarà in seguito anche veicolo per una maggiore diffusione della cultura giapponese, oltre che cinese; si svilupperanno le relazioni commerciali con l’estero (Caroli, 1999; Kerr, 2000) e sarà introdotto dal Giappone il ferro (K. Tokitsu, 1995; 19), che darà nuovo impulso all’agricoltura, aumentandone la produttività e favorendo lo sviluppo delle isole.
Il secolo successivo sarà caratterizzato da una lunga fase di aspre e sanguinose lotte tra i clan dell’isola maggiore, che porteranno alla costituzione dei tre principati autonomi di: Chuzan, Regno della Montagna centrale, o della Montagna di Mezzo, con capitale Urasoe; Nanzan, Regno della Montagna meridionale, o della Montagna del Sud, capitale Ozato; e Hokuzan, Regno della Montagna settentrionale, o della Montagna del Nord, capitale Nakijin.
Oggi, i territori su cui si estendevano questi domini sono più o meno corrispondenti alle attuali regioni amministrative di Nakagami, Shimajiri e Kunigami.


Il rapporto di vassallaggio con la Cina e il villaggio di Kumemura

Dei tre domini in cui si trovava divisa l’isola, quello che avrà il ruolo di maggiore importanza nella costituzione del futuro Regno di Ryukyu sarà quello di Chuzan, governato da Satto dal 1350 al 1395. A costui, il primo imperatore della nascente dinastia cinese Ming (1368-1644), Hong Wu, invierà nel 1372 una delegazione con la richiesta di sottomettersi e riconoscere l’autorità imperiale cinese diventando una colonia tributaria, posizione che avrebbe permesso di entrare a far parte di quel grande sistema di controllo attraverso il quale la Cina governava e dominava lo sviluppo culturale e commerciale dell’area (sistema tributario): “Per molti secoli l’ordine “mondiale” nella regione fu dominato dal sistema tributario, il quale si articolava attraverso una rete di rapporti gerarchici atta a regolare i contatti intrattenuti dalla Cina con le popolazioni esterne. Ciò si fondava su un modello noto come “huayi (ka’i in giapponese), il quale esprimeva una visione del mondo secondo cui il grado di barbarie (yi) aumentava con il crescere della distanza dal “centro” della civiltà, laddove la distanza non era intesa solo in termini spaziali, ma determinata soprattutto dal livello di sinizzazione raggiunto dalle popolazioni periferiche” (Caroli, Gatti, 2012).
La proposta del rappresentante della delegazione cinese (Yang Zai), che prevedeva numerosi vantaggi e manteneva l’autonomia politica interna del regno, sarà accolta con favore da Satto che in quell’anno sottoscriverà l’accordo: Toccando terra a Maki-minato (porto Maki) durante il Regno di Satto (1350 – 95), l’inviato imperiale tracciò un profilo dell’unificazione e dell’onnipotenza della Cina. Il rappresentante Ming consigliò a Chuzan di diventare una colonia tributaria e di far progetti per accogliere i cinesi. Avendo in precedenza fruito di un commercio limitato, ma non ufficiale, con la provincia del Fujian, Satto colse al volo questa opportunità e alla fine si dichiarò disposto ad accettare la richiesta. Taiki, nella sua qualità di fratello del re e suo emissario speciale, si recò in Cina a presentare i tributi dopo la ratifica del patto” (P. McCarthy, 2000, pag.43).
Il 1372 è quindi considerato l’anno d’inizio dei rapporti stabili e permanenti tra i due Paesi, e da allora e per circa 5 secoli, sarà l’imperatore cinese a conferire il titolo di re ai sovrani di Ryukyu, divenuti suoi vassalli, legittimandoli politicamente.
La stesura del documento che sanciva il rapporto di vassallaggio sarà fatta utilizzando sia i caratteri cinesi che quelli fonetici giapponesi, che saranno successivamente abbandonati.
In seguito, e più precisamente a partire dal 1389, Satto stabilirà relazioni commerciali ufficiali anche con la Corea: le navi che partiranno dalle Ryukyu transiteranno per il Kyushu prima di dirigersi verso altre mete e lentamente si incrementeranno anche i rapporti con il Giappone (K. Tokitsu, 1995; 18).
La stipula del trattato di vassallaggio sarà seguita, poco dopo, dall’insediamento ad Okinawa di una comunità cinese denominata le “Trentasei Famiglie”, che aveva il compito di mantenere le relazioni con i regnanti dell’Isola, di accogliere le delegazioni che arrivavano periodicamente dalla Cina inviate dal governo, di trasferire la cultura cinese nell’arcipelago.
Comprendere il ruolo di questa comunità permette di aver più chiare le modalità attraverso le quali il processo di assimilazione della cultura cinese andrà ad incidere sulla storia e sulla cultura di Okinawa, compresa quella marziale.
L’insediamento avviene nel 1392, o secondo alcuni autori nel 1393[5], e il luogo dove si stabilirà questo primo nucleo di famiglie sarà il villaggio di Kumemura (Kunida), non distante dalla città di Naha.
L’importanza di questa comunità è ampia per diverse ragioni, e non è certamente secondario il fatto che essa rappresenti il primo potenziale luogo di contatto tra le arti di combattimento a mano nuda sviluppate allora ad Okinawa e quelle cinesi.
Non si può escludere, infatti, che già all’inizio di questo periodo la ristretta cerchia di famiglie della nobiltà di Okinawa autorizzate a intrattenere rapporti con la comunità di Kumemura, possa aver conosciuto le tecniche di combattimento a mano nuda precedentemente elaborate in Cina.
Di certo, la successiva apertura delle agenzie commerciali nel Fujian, provincia cinese più prossima all’arcipelago, nota anche per l’abilità dei suoi abitanti nelle arti di combattimento a mano nuda, contribuirà a fornire nuove occasioni di conoscenza per gli artisti marziali di Okinawa.
La comunità di Kumemura sarà di grande importanza sia per lo sviluppo economico che per quello culturale[6]: il villaggio “divenne residenza dei diplomatici cinesi e luogo in cui i nobili di Okinawa potevano imparare lingua e costumi cinesi”… “I giovani di Okinawa imparavano a parlare e a scrivere il cinese a Kume; i migliori venivano invitati nella capitale della Cina per continuare gli studi e ricevevano delle borse di studio dal governo cinese” (Mc. Carthy, 2000, pag.44). La comunità che vi risiedeva rappresentava una vera e propria ambasceria, i cui compiti facevano riferimento a precise ragioni di Stato.
I cinesi, oltre a raccogliere informazioni sugli usi e costumi locali, porteranno nuove conoscenze nel campo delle arti e dei mestieri, nuove tecniche di costruzione di navi e di navigazione, un nuovo e più efficiente sistema di amministrazione, come anche tecnologie militari, merci e prodotti nuovi, sostenendo attivamente il processo di trasferimento della cultura cinese e lo sviluppo del Regno.
La comunità era inoltre preposta ad accogliere le delegazioni che periodicamente arrivavano dalla Cina per conferire il titolo al nuovo Re, che si fermavano nell’isola per periodi lunghi anche dieci mesi e che, oltre che numerose (in alcuni casi anche 500 inviati), rivestivano grande importanza politica e culturale, essendo composte da personaggi di alto rango accompagnati da un ricco seguito di esperti in svariate arti, tecniche e mestieri, da monaci e da maestri d’armi a loro scorta.
Le “Trentasei famiglie” furono accolte “con ospitalità e favore, e ottennero, oltre a privilegi di varia natura, terra esente da tasse e uno stipendio in riso; in cambio, insegnarono la lingua scritta cinese, le tecniche artistiche e artigianali, e furono di valido ausilio nelle comunicazioni e il commercio con la Cina. La loro presenza significò per gli okinawani sviluppo culturale e del commercio estero, arte della diplomazia, abilità artistica e artigianale” (Caroli, 1999; 44).
Durante la loro lunghissima permanenza, i cinesi di Kumemura, che sembra provenissero in gran parte dalla provincia meridionale del Fujian, la regione cinese più vicina all’arcipelago, rimarranno comunque molto isolati, intrattenendo relazioni quasi esclusivamente con i nobili dell’isola, condizione che si protrarrà fino al 1879, anno in cui Okinawa sarà ufficialmente annessa al Giappone.
Per il re Satto la sottoscrizione del trattato di vassallaggio costituì una importante duplice occasione: da una parte, la possibilità di ampliare notevolmente la sfera commerciale e l’importanza economica e culturale del regno; dall’altra, un’occasione per legittimare politicamente la supremazia degli Chuzan sugli altri due regni.
Il 1372 rappresenta per il suo regno l’inizio di una straordinaria epoca, “paragonata all’esperienza del Giappone ai tempi dei suoi primi contatti con la Cina attraverso la penisola coreana” …. “Le missioni tributarie costituivano per Chuzan un’importante fonte di profitto; il sovrano di Urasoe inviava i prodotti locali e in cambio riceveva merci dalla corte cinese, quali ceramiche e porcellane, utensili di ferro, filati ed abiti di seta. I prodotti ottenuti dalla Cina venivano commerciati con il Giappone, la Corea e i paesi dei mari del sud. Questi rapporti rappresentarono anche un veicolo di conoscenze dirette sulla Cina, che influenzarono la vita e i costumi di nobili e funzionari di corte, e penetrarono lentamente anche nei villaggi più distanti dai centri di Shuri e Naha. Il possesso di merci provenienti da una cultura avanzata stimolò e intensificò l’attività produttiva di Chuzan” (Caroli, 1999; 43).
La nuova fase di prosperità del regno di Chuzan fu accompagnata da nuovi attriti con gli altri due regni, che durante questo periodo, seguendo l’esempio di Satto, inviarono delegazioni in Cina per ottenere vantaggi, soprattutto commerciali, ad essi peraltro accordati (Nanzan nel 1380 e Hokuzan nel 1383) seppur in misura più limitata di quelli precedentemente ottenuti da Satto.
Il differente peso delle relazioni instaurate tra i tre regni e la Cina sono testimoniate dal numero di missioni inviate in questo periodo: nove partiranno dall’Hokuzan, diciannove da Nanzan e cinquantadue dal regno di Chuzan (Kerr, 2000, 85).
A Satto successe Bunei e a questi, sconfitto da un giovane Aji di nome Hashi, successe il padre di costui, Shisho, fondatore della prima dinastia Sho.
L’unificazione dei domini avverrà in seguito ad altre sanguinose guerre e sarà facilitata dalle lotte intestine che lacereranno i regni: nel 1416 Hashi assoggetterà l’Hokuzan e nel 1422, dopo essere succeduto al padre, estenderà il suo controllo anche sul dominio di Nanzan; infine, nel 1429, dopo aver espugnato la fortezza di Nakijin, nella penisola di Motobu, unificherà l’isola in un solo regno, diventando il primo re delle Ryukyu.
Con il suo regno si avvia una fase caratterizzata dalla centralità delle questioni militari e della sicurezza interna e commerciale, di riorganizzazione amministrativa dello stato e delle regioni periferiche: la capitale sarà spostata a Shuri e in questo periodo la città e l’isola andranno incontro a una nuova fase di splendore architettonico e culturale.
Durante il suo regno Sho Ashi adotterà il sistema gerarchico della corte cinese, di matrice confuciana, e i primi decenni del millequattrocento vedranno la realizzazione di numerose opere importanti, quali ad esempio l’ampliamento del porto di Naha e l’ampliamento della viabilità, la cui lunghezza sarà misurata a partire dalla capitale.
Di interesse per lo sviluppo del tode è anche l’insediamento che nel 1439 sarà stabilmente realizzato dai mercanti di Okinawa a Ch’uang-chou, nella regione di Fujian, dove saranno realizzati uffici, magazzini per lo stoccaggio delle merci in transito, un’area residenziale e diversi altri edifici a servizio della comunità okinawense: oltre che dei commerci, i suoi abitanti si occuperanno di facilitare le relazioni diplomatiche tra i due paesi (Kerr, 2000), e di accogliere i numerosi okinawesi che vi andranno, anche appositamente per studiare le antiche arti marziali cinesi.
Nonostante l’avvicendarsi dei governanti e le varie crisi che interesseranno la corte di Shuri, con la seconda dinastia Sho, che ha inizio nel 1470 con la nomina a re di Kamamaru, si rinnovano le riforme, si realizzano bonifiche e si diffondono i sistemi di irrigazione; si realizzano nuove strade e si incentivano le relazioni con l’estero attraverso il commercio marittimo, che oltre ai numerosi porti cinesi si estenderà in Korea, Giappone, Siam, Malacca, Sumatra, Giava, Vietnam, ecc.
Il rapporto con la Cina favorisce anche l’introduzione di innovazioni in campo militare, e già dal 1389, e fino al 1609 le Ryukyu forniranno armi ai governi cinesi.
Le prime testimonianze di armi da fuoco rudimentali di origine cinese presenti a Okinawa risalgono al XV secolo: denominate hiya, si trattava di particolari “pistole”, costituite da tre canne montate su una asta biconica di misura 1,82 cm, ritenuta da alcuni il precursore del bo di Okinawa.
Di esse si racconta un episodio avvenuto in Giappone nel 1467 che avrebbe causato il panico tra i presenti, visto che allora la polvere da sparo non era ancora utilizzata e conosciuta nel paese (Quast, 2015).
Alla morte del re, avvenuta nel 1476, dopo il breve interregno di Seni, governerà Sho Shin (1477-1526): del giovane re e della corte, e della forza militare del regno in quel periodo, esiste una descrizione risalente al 1477, dovuta alla testimonianza di alcuni naufraghi coreani rimpatriati nel 1479.
I rapporti con il Giappone in questo periodo sono contrastanti: da una parte si infittiscono le relazioni commerciali, dall’altra i giapponesi cercheranno di occupare militarmente le isole più settentrionali dell’arcipelago, entrando in competizione con i regnanti di Okinawa.
Nel 1493 Sho Shin sconfiggerà in una cruenta battaglia i giapponesi che tentavano di invadere Amami Oshima, nella parte settentrionale dell’arcipelago, a circa 380 km dal Kyushu e 300 da Okinawa: l’isola di Amami sarà in seguito annessa al regno, ma le diverse campagne per la sua conquista e per reprimerne le ribellioni dureranno fino al 1571.
Con Sho Shin si affermerà il modello statale confuciano: in questo periodo i capi locali (Aji) saranno elevati al rango di nobili, sarà introdotto il divieto di portare la spada e si imporrà alle loro famiglie di risiedere a Shuri, dove si insedierà la corte.
Fino ai primi decenni del cinquecento, il regno di Ryukyu prosperò economicamente e culturalmente: nel modello delle relazioni tributarie, la condizione di subalternità non rappresentava certamente uno svantaggio insopportabile, ma piuttosto una grande opportunità. “L’Imperatore cinese, infatti, si proponeva come fonte di legittimazione del potere, e a lui molti capi locali si rivolgevano per ottenere la conferma della propria egemonia, esprimendo in tal modo un riconoscimento formale del primato morale e culturale che la Cina deteneva nella regione. I tributi offerti alla corte cinese come segno di sottomissione erano in genere ricompensati con generosità, mentre i rapporti con una civiltà che, sotto il profilo delle istituzioni politiche, economiche, sociali e culturali, appariva assai avanzata consentivano agli Stati tributari di beneficiare dei progressi ottenuti dalla Cina in vari campi” (Caroli, Gatti, 2012).
Il florido periodo commerciale sarà occasione per l’introduzione di nuove piante agrarie, di manufatti pregiati, in parte in transito verso il Giappone, di nuove tecniche di lavorazione dei tessuti, di più vaste e nuove conoscenze in svariati campi della scienza e della letteratura.
Nel 1509 sarà ricostruito il castello, precedentemente distrutto da un incendio nel 1453[7], e si darà continuità alle riforme precedenti: “la legge e l’ordine vennero estesi a tutto il paese” … “ Shin proseguì l’opera di bonifica iniziata da Sho En, potenziò la rete di trasporti per agevolare la trasmissione dei prodotti dalle foreste ai villaggi agricoli e di pescatori verso il centro amministrativo; furono importate nuove tecniche per la coltura dei bachi da seta e per settori dell’artigianato. Egli si preoccupò anche di fornire solide basi sia al suo potere personale sia alla stessa istituzione reale” (Caroli, 1999; 47), realizzando un sistema amministrativo capillare in cui i funzionari avevano anche il compito di amministrare la giustizia.
In questo fase, come testimonia l’iscrizione che si trova nell’edificio centrale del castello, il modello culturale cinese sarà ormai ampiamente adottato ad Okinawa, e avrà modificato profondamente lo stile di vita degli abitanti dell’isola.
L’iscrizione ci rende anche noto come Sho Shin avesse abbracciato il buddhismo, diminuito le tasse, conciliato il regno e istituito precise e riconoscibili gerarchie, avviato un periodo di pace e prosperità e represso con successo, con il proprio potente esercito, le rivolte scoppiate nell’isola di Yaeyama (K. Tokitsu, 1995), che insieme a quella di Miyako sarà messa in questo periodo sotto il suo controllo (R. Caroli, 1999).
La fine di quest’epoca d’oro, durante la quale la Cina faciliterà il commercio del regno fornendo navi, aprendo alle flotte dell’isola numerosi nuovi importanti porti e consentendo a un certo numero di okinawesi di andare a studiare all’Accademia Imperiale di Pechino, si fa coincidere con la morte di Sho Shin, avvenuta nel 1526.
Il periodo successivo si caratterizzerà per la diffusa instabilità politica dell’area, verso la quale erano diretti gli scambi commerciali e per il sostanziale ridimensionamento del ruolo del regno: la diffusa presenza dei pirati giapponesi provocherà un progressivo declino dei commerci che saranno sostanzialmente limitati alla Cina e al feudo meridionale Satsuma.
Non è un caso che il rafforzamento delle difese dell’isola si faccia più consistente proprio nel XVI secolo: nel 1546 sono rafforzate le difese del castello di Shuri; nel 1554 è costruita a difesa del lato sud della baia di Naha la fortezza di Yarazamori, e poco dopo la fortezza di Miegusuku sul lato sud. Entrambe erano provviste di artiglieria e avevano lo scopo di contrastare le incursioni dei pirati, annientati dai cannoni nel 1556, e di difendere la città.
Per quanto riguarda i rapporti con il Giappone, nel 1559 una lettera inviata dall’amministrazione di Naha agli Shimazu Satsuma precisa che nei periodi in cui l’isola ospita le delegazioni cinesi, per questioni di sicurezza anche le navi giapponesi saranno sottoposte a rigidi controlli, sia per l’eventuale presenza di armi sia per la regolarità delle licenze commerciali, spesso in mano a commercianti/pirati; ma dal 1579 al 1606, secondo fonti cinesi, i giapponesi, a conferma dell’importanza che andavano assumendo le relazioni commerciali, avranno una propria casa del commercio nell’isola (Quast, 2015).
Durante il XVI secolo il divieto di portare armi, reso più restrittivo dalle misure messe in atto dai giapponesi dopo l’invasione dei primi del 1600, sarà un elemento che avrà una certa influenza sullo sviluppo del ti [8], la cui conoscenza diventerà un elemento distintivo della nobiltà e delle guardie del Castello di Shuri.


Bibliografia citata

Caroli Rosa, Gatti Francesco, Storia del Giappone, Laterza, 2012.Caroli Rosa, Il mito dell’omogeneità giapponese: storia di Okinawa, Franco Angeli, 1999.

Kerr George H., Okinawa, The History of an Island People, Tuttle Publishing, Revisited Edition, Singapore, 2000, prima edizione 1958.

Tokitsu Kenji, Storia del Karate, la via della mano vuota, Luni Editrice, 1995.

McCarthy Patrick, Bubishi, Edizioni Mediterranee, 2000.

Andreas Quast, A Stroll Along Ryukyu Martial Arts History, E-Book Kindle, 2005.

NOTE

[1] Il termine “Liu qiu” era anche utilizzato per indicare genericamente tutte le isole tra la Cina, il Giappone e le Filippine.

[2] L’introduzione in Giappone della cultura risicola yayoi fornirà le basi per una agricoltura più efficiente e produttiva. Il periodo Yayoi, successivo a quello Jomon, si colloca tra il 300 e il 250 a.C. Il suo inizio si fa coincidere con la diffusione delle tecniche di coltivazione del riso avvenuta inizialmente nelle risaie del Kyushu meridionale e nell’Honshu settentrionale. L’arrivo della cultura yayoi in Giappone è oggetto di numerosi studi, i più recenti dei quali non escludono che la coltivazione del riso possa essere arrivata in Giappone dalla Cina già 2000 anni prima di Cristo.Studi sulla genetica delle popolazioni stabiliscono relazioni tra le popolazioni Yayoi e quelle originarie della Corea, della Manciuria e del Nord della Cina, che spostandosi avrebbero introdotto le prime tecniche di risicoltura in Giappone.

[3] Secondo la mitologia ryukyana, tra i capi locali fu prescelta una famiglia eletta a casa reale e regnò per diciassettemila anni. Si tratta della dinastia Tenson, dal nome del suo progenitore, il quale, come suggeriscono i due caratteri che lo compongono, si diceva fosse di stirpe divina (Caroli, 1999; 40).

[4] Anche “Anji”, o “Yononushi”.

[5] P. Mc. Carthy, , Bubishi, Edizioni Mediterranee, 2000, pag. 44.

[6] Kume “venne fondato nel 1393 da immigrati cinesi e divenne residenza dei diplomatici cinesi e luogo in cui i nobili di Okinawa potevano imparare lingua e costumi cinesi”… “I giovani di Okinawa imparavano a parlare e a scrivere il cinese a Kume; i migliori venivano invitati nella capitale della Cina per continuare gli studi e ricevevano delle borse di studio dal governo cinese”, P. Mc. Carthy, 2000, pag.44.

[7] Nei secoli successivi il Castello subirà altri due gravissimi incendi, uno nel 1660 e uno nel 1709, entrambi accidentali.

[8] Secondo alcuni autori l’invasione Satsuma coinciderebbe anche con lo sviluppo del Kobudo di Okinawa.