Qualsiasi movimento, anche il minimo, nello stile Kojo Ryu contiene almeno un’applicazione nascosta. Ecco quella del Fudo Kamae, una guardia che fa parte del primo kata. Caratteristica dello stile è l’estrema semplicità ed efficacia rispetto a tutti gli stili okinawensi successivi, con in più conoscenze profonde della fisiologia e dei punti vitali secondo la medicina tradizionale cinese.
Negli ultimi tempi nel mondo del karate di Okinawa si sono sentite molte voci di corridoio riguardo uno stile assolutamente poco conosciuto e praticato, il Kojo Ryu, che per questo motivo è chiamato “lo Stile fantasma”. Come al solito accade, purtroppo, meno se ne sa e più si tende a parlarne, anche a sproposito. Personalmente ho avuto l’onore e la fortuna di imparare e studiare questo Stile esclusivo sotto la guida dei miei Insegnanti Angel Lemus Sensei e Chris Kazuo Hoshiyama Sensei del quale ho la responsabilità di essere rappresentante per l’Italia e l’Europa.
Essendo il Kojo Ryu una Scuola “di famiglia” non può essere insegnato al pubblico ma viene tramandato solo dopo un percorso in cui l’allievo deve studiare dapprima lo Shorin Ryu classico, e poi, dopo aver raggiunto un certo grado di maturità tecnica e se la persona ha le caratteristiche morali ed etiche giuste, può accedere all’insegnamento della scuola antica.
Il Koju Ryu comprende solo 6 forme principali a mano nuda e alcune forme con le armi come il Jo e il Sai, in cui è molto evidente l’influenza delle Arti marziali cinesi.
Nel secolo scorso Kafu Kojo, l’ultimo discendente conosciuto della Famiglia Kojo a praticare lo Stile, inserì anche dei Kata di Shorin Ryu come il Naihanchi e il Kushanku.
Tornando ai 6 kata principali sono:
Tenkan ken (Pugno del Cielo)
Kukan Ken (Pugno del Vuoto)
Chikan Ken (Pugno della Terra)
Hakko Ken (Pugno della Tigre Bianca)
Hakutsuru Ken (Pugno della Gru bianca)
Hakkaku Ken (Pugno del Drago Bianco).
“Pugno” sta per “pugilato” (in cinese, Chuan), e questa denominazione nasce dal fatto che in questo stile ogni forma è di una complessità tecnica e una densità tale da costituire da sola l’equivalente di uno “stile” intero vero e proprio.
I primi tre kata sono stati creati a metà del diciannovesimo secolo e al loro interno sono stati inseriti 12 kamae particolari con caratteristiche proprie sviluppate da Kaho Kojo a metà degli anni 1880, mentre viveva ancora a Fuzhou, in Cina. Essendo uno studioso colto e un artista marziale, combinò e incapsulò brillantemente per sempre la cultura, la filosofia, la metafisica e i segreti delle arti marziali cinesi in queste forme, che di per sé possono essere considerate un sistema di arti marziali completo.
Inizialmente utilizzò i concetti taoisti e confuciani dei “Tre Regni” – Cielo, Terra e Vuoto – e incorporò lo Zodiaco cinese e i suoi animali nel loro “contesto marziale” e il concetto di “Shichen”, o “Ore Lunghe: lo zodiaco cinese, infatti, suddivide la giornata in 12 periodi di due ore anziché 24 periodi di un’ora. Ciascuno di questi 12 periodi di due ore è rappresentato da uno dei 12 animali dello zodiaco cinese, a cui corrisponde anche un meridiano di agopressione e punti specifici lungo questo meridiano. Quando una tecnica marziale viene applicata colpendo questi punti in una precisa sequenza, i risultati finali sono amplificati poiché questi bersagli sul corpo umano sono più vulnerabili durante gli orari di riferimento, in quanto il “Ch’i” che scorre lungo questi meridiani e che regola la nostra salute e le nostre condizioni, cambia polarità a seconda delle ore. In termini occidentali, può essere spiegato in una certa misura come il nostro bioritmo umano, la pressione sanguigna, la dinamica della circolazione, ecc.
Inoltre, ogni meridiano è rappresentato due volte nel ciclo di 12 ore, un “alto” e un “basso”. L’alto” significa che il “Ch’i” di una persona è alla sua massima concentrazione durante quel periodo in quell’organo, e così via.
È ovvio che questo studio presupponga una conoscenza della medicina tradizionale cinese, che è qui argomento troppo complesso per essere trattato. Ma il fatto evidente che il Kojo Ryu conservi e tramandi ancora oggi le conoscenze più profonde delle arti marziali cinesi antiche, in gran parte scomparse dalle loro versioni moderne, può dare un’idea di quanto sia prezioso il tesoro custodito da questa Scuola.
I tre kata superiori del Kojo Ryu hanno tecniche diverse per ogni forma e si adattano alla strategia/ modo di combattere proprio dell’animale che rappresenta. In combattimento, non solo le movenze ma anche la strategia del Drago, ad esempio, hanno caratteristiche totalmente diverse da quelle della Tigre, e questo vale per tutti gli animali. La vera maestria si raggiunge quando in combattimento si riesce a passare istintivamente (e in un attimo) da un animale all’altro a seconda della necessità. Perché nel Kojo Ryu il combattimento è la parte principale dello studio (e stiamo parlando di combattimento non sportivo, chiaramente). Le forme sono concepite solo come un promemoria e contengono tutte le tecniche che vanno usate realmente.
Lo studio è così articolato:
Pugni e calci
Leve articolari
Colpi ai punti vitali
Lotta a terra
Armi
E infine, la strategia da adottare in base all’avversario o a più avversari.
Ci sarebbe moltissimo da dire ancora, ma credo di essermi “sbottonato” già abbastanza considerando la segretezza imposta dalla Scuola, comunque le porte sono sempre aperte per chi vuole imparare lo Stile in modo sincero.
A breve pubblicherò dei video di applicazioni contenute nei Kata.
Un saluto fraterno
Michele Albiani