Ankō Asato, maestro di Kyusho Jutsu

 

La ricerca può far scoprire numerosi dettagli tecnici nascosti fra le pieghe della storiografia, anche nonostante la scarsità di fonti primarie, a patto che non proceda per fantasiose illazioni ma con deduzioni logiche suggerite dalla pratica. Per questo mi trovo spesso in contrasto con i cosiddetti “ricercatori libreschi”, ovvero quelli che senza aver praticato si attengono esclusivamente ai testi, come Andreas Quast e tanti altri di minor importanza. Perché solo avendo praticato, o almeno sperimentato fisicamente ciò di cui si parla, è possibile riconoscere le poche informazioni tecniche sparse in mezzo ai testi e ricollegarle fra loro.

 

Poco si sa di Ankō Asato (安里 安恒, 1827 – 1906), il primo maestro di Funakoshi. Eppure, leggendo attentamente gli scritti di Funakoshi stesso si possono cogliere alcuni preziosi dettagli che ne illuminano la capacità tecnica.
È abbondantemente documentato il fatto che Funakoshi trascorse più tempo con Asato che con Itosu. I due maestri erano stati entrambi allievi di Sokon Matsumura e quindi condividevano una buona conoscenza del karate antico del ramo Shuri-te. Fino all’epoca di Funakoshi, il karate (allora detto Tode), si componeva di diverse discipline: Kata (ovvero la pratica delle applicazioni nascoste nei movimenti delle forme), Tuite (prese, leve e disarticolazioni), Kyusho jutsu (utilizzo dei punti vitali), Hojo Undo (tecniche di condizionamento e irrobustimento), Kikō (tecniche per lo sviluppo dell’energia interna). Tutto questo insieme indivisibile era il Tode o karate antico. Ancora oggi a Okinawa la pratica deve comprendere necessariamente tutte queste specializzazioni. Per questo motivo, per gli okinawensi, ciò che i giapponesi praticano non è karate.

Funakoshi voleva tramandare ciò che lui riteneva facilmente praticabile del karate antico e per fare questo dovette compiere una grande semplificazione tecnica eliminando tutto ciò che nella disciplina era letale, in vista di una sua diffusione di massa. Va notato che che questa sua visione era in netto contrasto con altri maestri della stessa epoca che ritenevano più importanti altre cose rispetto alla modernizzazione. Ma qui entra in gioco l’amicizia con Jigoro Kano, di cui Funakoshi condivideva la visione. Funakoshi non solo adottò il sistema di cinture colorate introdotto da Kano ma eliminò dal programma le tecniche più letali e volle modificare altre tecniche rendendole meno pericolose (avendo fiducia che qualcuno avrebbe comunque mantenuto la memoria delle tecniche reali), esattamente come aveva già fatto Kano con le proiezioni dell’antico Ju Jutsu che in origine erano letali (per chi non capisse di cosa sto parlando: mi riferisco al fatto che nel Ju Jutsu le proiezioni non avevano come obiettivo quello di buttare a terra l’avversario per poi proseguire nella lotta a terra come nello sport del Judo, ma se possibile farlo atterrare di testa per far sì che si rompesse il cranio o l’osso del collo, cioè per uccidere).
Ma per comprendere meglio che cosa si è perso in tutti questi passaggi, è utile tornare ad Asato. A pagina 40 de “Il sogno del karate” (l’antologia degli scritti postumi di Funakoshi, da me tradotta per le Edizioni Mediterranee) c’è un indizio:

 

Il Maestro Asato era esperto nell’uso di colpi con la mano a lancia (nukite) e le sue dita erano eccezionalmente forti. Si dice che in gioventù avesse inavvertitamente portato un colpo con la mano a lancia a un maiale in un mattatoio, e più di metà della sua mano era penetrata nella carne.

 

Ora, al di là del fatto che questa leggenda possa essere vera o meno, l’uso del nukite si riferisce ad una pratica tipica del karate antico, dove questa tecnica veniva usata non per “penetrare nella carne”, come fecero credere leggende e mitizzazioni dell’epoca, ma semplicemente per colpire i punti vitali. Alle pagine 47-48 c’è un altro importante indizio:

 

Sebbene il Maestro Itosu e Asato fossero fratelli nell’arte del karate, su un argomento non riuscivano a trovarsi d’accordo. Il Maestro Itosu sosteneva che si dovrebbe evitare di combattere senza motivo e che se qualcuno ti colpisce senza tuttavia provocare danni, allora la cosa dovrebbe essere gestita e superata senza problemi. Al contrario, il Maestro Asato, ritenendo che una volta coinvolti in un pestaggio non ci siano altre alternative, diceva che se si offre a qualcuno un’apertura per colpire, ci si deve sempre aspettare il peggio. Le parole del Maestro Itosu esprimevano un senso di tolleranza e di fiducia nelle proprie doti fisiche forgiate con l’allenamento, mentre il Maestro Asato continuava a sostenere la necessità di restare sempre all’erta.
In realtà, questa diversità di vedute era ovvia, data la differenza nei talenti che questi due uomini possedevano. Un giorno i due Maestri si trovarono in una situazione disperata, circondati da una folla di giovani, e non ebbero altra scelta che liberarsi dalla folla e battere in ritirata. Le indagini sull’episodio rivelarono in seguito che, dopo la fuga del Maestro Itosu, cinque o sei giovani vennero trovati stesi a terra privi di sensi per aver ricevuto duri colpi. Allo stesso modo, lungo il percorso che fece il Maestro Asato per allontanarsi, fu ritrovato a terra un numero eccezionalmente elevato di giovani uomini che si lamentavano sebbene avessero subito percosse lievi.

 

E qui si ravvede l’enorme differenza fra il karate antico di Asato e il karate già modernizzato di Itosu che privilegiava i pugni. Gli aggressori colpiti da Itosu avevano subìto un normale ko dovuto alla forza dei suoi pugni. Quelli affrontati da Asato “si lamentavano sebbene avessero subito percosse lievi”, cioè avevano ricevuto attacchi sui punti vitali che provocano forte dolore (o anche paralizzano temporaneamente gli arti) ma senza il bisogno di provocare un ko. Questo denota una maestria superiore di Asato rispetto a Itosu. Ma potrebbe anche significare (e questa è un’ipotesi da verificare, per quanto molto probabile) che Itosu non conoscesse affatto l’arte del Kyusho Jutsu.

Un altro indizio? In “Karate do il mio stile di vita”, a pagina 15 dell’edizione originale, c’è la conferma della conoscenza che aveva Asato del kyusho: Funakoshi riporta di una memorabile dimostrazione di ippon nukite tenuta da Asato. Perché memorabile? Perché l’ippon nukite è una tipica tecnica del kyusho e fino a quell’epoca il karate (ancora detto Tode) si praticava in segreto e queste tecniche non erano conosciute da nessuno al di fuori della ristretta cerchia degli allievi di un maestro, e nessuno le aveva mai viste. Anche questo contribuisce a dimostrare che Asato conoscesse bene l’arte di colpire i punti vitali, che era la parte più importante del karate antico. Ma significa anche che nonostante Funakoshi trascorse con lui più anni che con Itosu, Asato non gliela insegnò. La qual cosa può avere soltanto due spiegazioni: 1) che Funakoshi studiò con Asato in età troppo giovane (oppure per un periodo troppo breve) perché Asato gli potesse insegnare il kyusho jutsu, oppure 2) che Asato non lo ritenne degno di ricevere l’insegnamento. Non esiste una terza alternativa, stando alla tradizione.
Che Itosu non conoscesse il kyusho jutsu apre un secondo punto su cui indagare: se Asato ebbe come unico maestro Sokon Mastumura, che fu anche maestro di Itosu, questo significa che Matsumura lo insegnò solo ad Asato e non a Itosu. Non è per demerito, ma secondo la tradizione del karate antico, le conoscenze più preziose venivano trasmesse solo agli allievi che il Maestro riteneva più adatti a preservare la loro arte e a tramandarla. E per fare questo occorreva “metterli alla prova” per molti anni.

Ciò che è evidente a tutti è che quel patrimonio scomparve completamente negli stili codificati in epoca moderna perché dopo una sola generazione (quella di Funakoshi) non furono più tramandate. Erano troppo difficili da imparare e non erano utili ai fini della modernizzazione.

 

(nelle immagini: alcune ricostruzioni del volto di Asato)